Poesie 2014

Poesie scritte nell'anno 2014

LA CASA

Giù a pezzi sul campo
con pugni e picconi

l'antica muraglia
del sofferto silenzio,
che soffoca lento
pensieri e parole.

Giù il muro superbo
di cupe ignoranze,
velate violenze,
del cieco egoismo.

L'ira impetuosa
con scaltra destrezza
strappa dal suolo
la stretta erba grassa
sul nuovo germoglio
di sete strozzato in cerca
implorante d'aiuto.

Sul prato pulito
immagina adesso
con estro l'artista
un nuovo disegno.

Su carta consunta
sinuose traccia
le torri dell'arcobaleno
levarsi coraggiose
alla volta del cielo.

Su roccia sicura
saldamente fondata
dipinge con gusto
la dimora fatata
vestita di fiori felici.

All'interno ornamenti
di minute svariate
conchiglie marine
racchiudono i singoli
istanti vissuti
sentiti imbevuti
di senso compreso,
di sano piacere,
di soddisfazioni.











Per colonne fusti alberati,
sui cui rami gli uccelli
riposano in pace.
 
Coperto di foglie
il soffitto da cui filtra soffusa
la luce solare,
che scalda e rischiara
gli oscuri dolori.

Dal balcone all'intorno
la vista penosa
del distorto recinto
dei deboli errori,
necessario confine
vigoroso ravviva
l'umile impegno
di miglioramento.

Già ascolta attento
nella sua stanza
la celeste musica
del raccoglimento
e il bisognoso canto
nascosto dell'uomo
che vive lì accanto.

Le note sottili
di poche salienti
parole pronunciate
nel giusto momento
nutrono e saziano
la preziosa virtù
dell'onesto difficile
leggersi dentro.

Ma quando la casa così costruita
apparirà in tutto perfetta,
bagnerà gli occhi chiusi
con fredda acqua pura,
perché proprio allora
sarà solo all'inizio
del suo speciale
gioioso progetto,
il saggio ma umano
architetto.


A GALLA

Faticoso disgusto
affanna subdolo il giorno,
inquietanti passate paure
opprimono il sonno.

Il fare irrequieto
nasconde l'evitato
insoddisfatto bisogno
di far luce sul maldestro
incapace buio profondo.

Destino ritorna
d'improvviso tormento,
con un colpo crudele
affonda in basso
il docile dorso.

L'impegno caparbio
ribelle solleva,
rialza la testa
che non si rassegna.

Si ostina ottuso
a rimanere a galla
sognando sperando
di imparare a nuotare,
di portare al sicuro
nel pacifico mare
la fragile vita
dolcemente affidata.

Giura annaspando
che lo sbaglio subito,
ancora commesso,
possa per sempre
alla fine annientare.

L'ultimo giorno
nel turbinoso oceano
morto annegato
giù allo sprofondo.



IL TESTIMONE

Ferroso rumore
dal ritmo costante
dondola e dirige
lo sguardo distratto
all'inebriante orizzonte.

Lieti funesti presagi
schiudono estroso
l'immaginario
a sconosciuti volti
di spazi ignoti
in tempi indefiniti.

Vita che nasce, vita che muore
con sferzante dolore
da un treno scende,
poi lenita su un altro
d'oscurata visione
repentina risale.

Ultima stazione:
il punto originario
comune ad ogni attimo
che istante per istante
scorre e poi riviene,
mai a se stesso uguale.

Corre l'atleta alla meta
finale lungo il percorso
circolare, consegna
affannato e attento
all'affine compagno
il dolce dolente peso
del prezioso testimone
.

L'ABBAGLIO

Raddrizza la strada
si mette in cammino
lo sforzo non teme
insegue il richiamo.

Prepara la culla
con dura fatica,
duole gravoso
il seccante difetto,
freme nel petto
l'attesa venuta.

Fugge l'errore,
vuole esser gradito
dallo spirito amico
che allevia il dolore.

Servo stai pronto
all'arrivo vicino,
il modesto lavoro
celato nell'ombra
rischiara l'oscuro.

Bisognoso e umile
accetta lo sbaglio,
la perfezione è solo
un abbaglio!


IL FIUME

Dalla rigida roccia
rugosa sgorga
l'incredulo fresco
fruscio che bagna
saziando la sabbia essiccata;
sull'arso cammino
rinfranca, solleva
lo stanco viandante
assetato di senso
esigente.

Lampi e saette
sullo storto ruscello;
straripante di rabbia
distrugge l'amabile
acqua il nutrito
terreno dagli stolti
insensati distratti
disastri.

Incurante spavaldo
osa il rigolo anche
rivolgersi al cielo:
"Perché o firmamento
mi inondi e devasti
crudele d'infelici
incomprese sventure?

LA STELLA

Quanto sia nera la notte,
se accechi l'astro lucente
da oriente scruta caparbio
il ricco sapiente.

Di verità velata
non conosce bocca
né palmo né mente;
si muove sospinto
dai muti messaggi
della scia splendente.

Re saggio rassegnati
non puoi cogliere appieno
i profondi segreti misteri
del passato futuro presente.

Contempla inerme,
serba nel cuore
silenziosi segni
di arcane parole.

La sola materna
figura turbata riflette
e trasforma in sereno
sospiro il terrore tagliente.

Giù scende la neve
lieve lenta silente
sull'inquieto sentire
di chi sempre spera
perseverante.

LE MANI

La pace nelle tue mani
ricorda affetti passati;
silenziosi gesti ripetuti
con cura colorano i luoghi
sfiorati del semplice caro
odore di casa.

Accompagna le lunghe
giornate l'attesa certa
del fare fedele
che ritorna, rialza con forza
dalla fossa sinistra, assiste
umile senza parlare.

E se la musica incalza
le sorprendenti agili dita
con eccellente bravura controllano
palle, nastri, birilli brillanti,
lanciati come stelle nel cielo
e ripresi senza paura.

Eppure ad orecchio distratto
il magico ingegno di esperte
mani veloci sbaglia
la presa sicura.

Tocco amato e invidiato
ricorda sempre, ti prego,
la parte migliore,
l'ascolto del ritmo soave
di melodie lontane e vicine,
il solo che tinge l'insolita
rara destrezza di seducente
armonioso splendore.


IL SOGNO

In punta di piedi
per non fare rumore
la fuggevole lucciola
inosservata si spegne,
misteriosa riappare.

Gelata da sguardi sprezzanti
si sforza allo stremo
e conquista delusa
la miope approvazione.

Come piccolo seme
serrato in un rigido pugno
per bieco destino,
la pallida luce fantastica e vibra
assorta in una strana lingua
di nuove sincere parole.

Poi in sogno la fioca
fiammella intrepida
accende tremante
una due tremila candele,
che unisone svelano insieme
il temuto segreto passaggio
sotteso fra il gretto
mondo reale e il docile
incanto del cielo interiore.

© 2017 Poesie di Michela Trojani. Tutti i diritti riservati.
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